Caterina madre di Leonardo / Project Movie Anatomy

Storia di una donna vissuta nell’ombra

E’ un pomeriggio primaverile e anche se il sole invita ad una passeggiata, io e Paolo, mio marito, rimaniamo volentieri nello studio a parlare con l’amico che ci è venuto a trovare. L’argomento spazia su alcune curiosità, misteri, che aleggiano intorno alla figura di Leonardo Da Vinci. La cosa si fa sempre più interessante quando il nostro amico ci confida di aver letto un libretto, scritto da un appassionato della storia locale e in modo particolare del Genio di Vinci, dove si fa riferimento ad alcune notizie inconsuete relative a Caterina, la madre di Leonardo. Poche sono le informazioni storiche che documentano il rapporto tra i due e questa versione dei fatti è davvero intrigante. Pare che alcuni studiosi abbiano avvalorato l’ipotesi che la donna fosse di origine mediorientale, una bambina schiava, venduta a un notaio Fiorentino, Ser Vanni, che ribattezzandola Caterina ne fa la sua serva. L’amicizia tra la famiglia Vanni e quella dei Vinci è determinante per l’incontro clandestino della giovane serva con Ser Piero Vinci che, anche se  sposato con Monna Albiera, non rinuncia al figlio concepito con Caterina.

Nel libro si parla anche del ritrovamento, tra gli scritti di Leonardo Da Vinci, di una nota spese, da lui sostenute a Milano, in merito al funerale di una certa “Chatarina”.

Da qui l’idea che la madre, anche se in tarda età, si fosse ricongiunta al figlio.

Che dire… c’è tutto il materiale per dare il via a una storia poetica e immaginaria. Così nasce l’entusiasmo di stendere una sceneggiatura per un cortometraggio, per la durata massima di 20 minuti. Nei giorni seguenti ci mettiamo subito al lavoro. Scrivo il soggetto per pochi personaggi, sì perchè, tutto si concentra su come Caterina viva nel periodo ultimo della sua gravidanza, un misterioso rapporto tra madre e figlio, costellato di visioni premonitrici e suggestioni evocative.

Di lì a poco troviamo gli interpreti, costumi, un poeta per la drammaturgia, una prestigiosa location nel Comune di Bagno a Ripoli  per la prima scena e… ciak… si gira!

 

Ma… anche il destino ha voluto la sua parte e la notizia che si girasse un film nella cucina monumentale dell’Antico Spedale del Bigallo si diffonde immediatamente su giornali e web. Questo avvenimento, che ha tutta l’aria di una sfida, inizialmente ci confonde. Poi, con il sostegno di chi con noi ha dato il via ai lavori, decidiamo di andare a vedere il gioco. Viene ampliato il racconto, il numero dei personaggi e delle location aumentano notevolmente, mentre la sceneggiatura è un progetto aperto, in continua evoluzione, anche perchè la struttura che pensiamo di adottare è particolarmente coraggiosa. Un film d’arte sperimentale, che non rispetti certi canoni e regole di costruzione cinematografica tradizionale. L’accordo è chiaro, faremo di tutto per evitare di cadere nella fiction realizzata a basso costo… e visto il soggetto, ci affidiamo completamente all’estro artistico e poetico nella speranza che ci salvi dall’assenza completa di contributi… una vera sfida o una partita persa?

Ci vorranno due anni prima di avere una risposta. Vedi Portfolio Caterina